Storia della Banda e del carnevale

Storia della Fracasoi Cerott Band Biasca

La Fracasoi Cerott Band é nata nel lontano 1971 dall’iniziativa di un gruppo di amici appassionati di hockey su ghiaccio. Inizialmente i componenti della band presentavano un repertorio musicale ottenuto con l’ausilio di strumenti rudimentali ed artigianali; quali tubi di stufe, barattoli di latta e tanti altri esibendosi durante le partite casalinghe dell'HCAP. La voglia e l’entusiasmo di far musica e di divertirsi in compagnia fa si che questo gruppo di amici, con mezzi finanziari propri, partecipi alle – già allora numerose – manifestazioni carnascialesche di tutto il Canton Ticino. In questo modo la Fracasoi Cerott Band Biasca divenne una delle prime Güggen sulla scena ticinese. Con il passare degli anni la banda vede crescere il numero di soci e simpatizzanti nonché le uscite alle manifestazioni che hanno permesso di migliorare notevolmente la qualità della sua musica. La banda è composta da una quarantina di soci attivi, tutti con una gran voglia di divertirsi e contagiare, con la loro musica e la loro allegria, la gente a cui piace il carnevale.

Storia del Carnevale

Il carnevale è una festa le cui origini sono antichissime. Ai nostri giorni è l'allegra festa che si celebra, nella tradizione cattolica, prima dell'inizio della quaresima. Etimologicamente la parola carnevale deriva dal latino "carnem levare", popolarmente tradotto "carne-vale" o "carnasciale", perché anticamente indicava il banchetto di abolizione della carne che si teneva subito prima del periodo di astinenza e digiuno della quaresima.Il carnevale rappresenta da sempre una festa del popolo. È un momento in cui ogni gerarchia decade per lasciare spazio alle maschere, al riso, allo scherzo. Lo stesso mascherarsi rappresenta un modo attraverso il quale uscire dal quotidiano, disfarsi del proprio ruolo sociale, negare sé stessi per divenire altro. Le prime manifestazioni che ci ricordano il carnevale nel mondo risalgono a 4000 anni fa. Gli Egizi, fin dai tempi delle dinastie faraoniche, furono i primi ad ufficializzare una tradizione carnevalesca, con feste, riti e pubbliche manifestazioni in onore della dea Iside, che presiedeva alla fertilità dei campi e simboleggiava il perpetuo rinnovarsi della vita. Il carnevale greco veniva celebrato, invece, in varie riprese, tra l'inverno e la primavera, con riti e sagre in onore di Bacco, dio del vino e della vita. Le "Grandi dionisiache" dal tono particolarmente orgiastico, si tenevano tra il 15 marzo ed il 15 aprile, mese di Elafebolione, in Atene, e segnavano il punto culminante del lungo periodo carnevalesco. I "Saturnali" furono, per i Romani, la prima espressione del carnevale e gradualmente, perdendo l'iniziale significato rituale, assunsero la chiara impostazione delle feste popolari, i cui relitti sopravvivono nelle tradizioni di varie zone della nostra penisola, soprattutto nell'Italia del Sud e nelle Isole. Le feste in onore di Saturno, dio dell'età dell'oro, iniziavano il 17 dicembre e si prolungavano dapprima per tre giorni e poi per un periodo più che raddoppiato, corrispondendo all'epoca dell'annuale ciclo delle nostre feste natalizie e, per il loro contenuto, al nostro carnevale. Caratteristica preminente dei "Saturnali" era la sospensione delle leggi e delle norme che regolavano allora i rapporti umani e sociali. Donde l'erompere della gioia quasi vendicativa della plebe e degli schiavi e la condiscendenza del patriziato, che si concedevano un periodo di frenetiche vacanze di costumi e di lascivia di ogni genere. Erano giorni di esplosione di rabbia e di frenesia incontrollata, di un'esuberanza festaiola che spesso degenerava in atti di intemperanza e di dissolutezza. La personificazione del carnevale in un essere umano o in un fantoccio risale, invece, al Medioevo.Ne furono responsabili i popoli barbari che, calando nei paesi mediterranei, determinarono una sovrapposizione, o meglio una simbiosi, di usi e di costumi, assorbiti quindi dalla tradizione locale, che ne ha tramandati alcuni fino ai giorni nostri, mentre altri si sono fatalmente perduti durante il lungo ed agitato andare del tempo. La chiesa cattolica considerava e considera il carnevale come momento essenziale di riflessione e di riconciliazione con Dio. Si celebravano, come tuttora avviene, le Sante Quarantore, (o carnevale sacro), che si concludevano, con qualche ora di anticipo, la sera dell'ultima domenica di carnevale. Il carnevale ha termine il martedì grasso, giorno che precede il mercoledì delle Ceneri, ovvero 40 giorni prima di Pasqua, quando ha inizio la Quaresima. 

Carnevale ambrosiano

Spesso chiamato "Carnevalone", si svolge dove si osserva il rito ambrosiano (la maggior parte delle chiese della diocesi di Milano e alcune delle diocesi vicine). La quaresima inizia 4 giorni dopo, la prima domenica di quaresima. Pertanto il carnevale termina il sabato, 4 giorni dopo rispetto il martedì in cui termina dove si osserva il rito romano.La tradizione vuole che il vescovo Ambrogio fosse impegnato in un pellegrinaggio e avesse annunciato il proprio ritorno per carnevale, per celebrare i primi riti della quaresima in città. La popolazione di Milano lo aspettò prolungando il carnevale sino al suo arrivo, posticipando il rito del mercoledì delle Ceneri che nella diocesi milanese è la prima domenica di quaresima.In realtà la differenza è dovuta al diverso metodo utilizzato per calcolare in quale giorno inizi la quaresima.  

Le maschere

Incerto l'etimo della parola: probabilmente deriva dal latino medioevale màsca, strega, tuttora utilizzato in tal senso nella lingua piemontese. Si trova traccia dell'origine del termine nell'antico alto tedesco (leggi longobarde) e nel provenzale masc, stregone. Dal significato originale si giunge successivamente a quello di fantasma, larva, aspetto camuffato per incutere paura. L'evoluzione linguistica portò probabilmente all'aggiunta di una ‘r' facendo assumere al termine la forma dapprima di mascra e successivamente di mascara.Alcuni studiosi hanno suggerito una derivazione dell'etimo dalla locuzione araba maschara o mascharat, buffonata, burla, derivante dal verbo sachira, deridere, burlare, importata nel linguaggio medievale dalle crociate. Tuttavia tale vocabolo è già presente in alcuni testi anteriori alle crociate.  Altri vedono un possibile accostamento con il termine pregallico baska da cui abbiamo il verbo franceserabacher, fare fracasso. Si è dunque probabilmente giunti ad una sorta di processo di assimilazione all'interno del significante ‘maschera' sia dell'aspetto primordiale di ‘anima cattiva' o ‘defunto', sia di un aspetto goliardico e festoso. 

Arlecchino

Sulle origini di questo personaggio, e del suo nome (conosciuto a livello planetario) si è molto disquisito: ciò che si sa per certo è che ad un certo momento della storia della commedia dell'arte appare come un alter ego dello Zanni, cioè il servo inurbato, antica maschera della commedia della quale il personaggio di Arlecchino è l'evoluzione. La carriera teatrale di Arlecchino nasce a metà del cinquecento con l'attore di origine bergamasca Alberto Naselli noto come Zan Ganassa che porta la commedia dell'arte in Spagna e Francia sebbene fino al 1600 - con la comparsa di Tristano Martinelli - la figura di Arlecchino non si possa legare specificatamente a nessuna attore. L'origine del personaggio è invece molto più antica, legata com'è alla ritualità agricola: si sa per certo, infatti, che Arlecchino è anche il nome di un demone ctonio. Già nel XII sec. Orderico Vitale nella sua Historia Ecclesiastica racconta dell'apparizione di una familia Herlechini, un corteo di anime morte guidato da questo demone/gigante. E allo charivari sarà associata la figura di Hellequin. Un demone ancora più noto con un nome che ricorda da vicino quello di Arlecchino è stato l'Alichino dantesco che appare nell'Inferno come capo di una schiatta diabolica. La stessa maschera seicentesca evoca in maniera abbastanza palese il ghigno nero del demonio presentando il resto di un corno perso dal diavolo nel suo aspetto più umanizzato. Quanto alla radice del nome, è di origine germanica Hölle König (re dell'inferno), traslato in Helleking, poi in Harlequin , con chiara derivazione infernale. Ma il particolare che accomuna tutti gli Zanni della Commedia dell'Arte è lo spirito villanesco, alle volte arguto (come il seicentesco Bertoldo di Giulio Cesare Croce), ma più spesso sciocco, ovvero quello del povero diavolo, come nei servi delle commedie sin dall'epoca di Plauto, attraverso le commedie erudite del Quattro-Cinquecento, sino alle commedie alla villanesca di Angelo Beolco, che attorno al primo Cinquecento metterà in scena le sventure del contadino Ruzante. Questa tipologia di personaggi sono legati tra loro dalla ritualità rurale e, attraverso i suoi miti legati alla sfera ctonia, da elementari passioni che si potrebbe definire più bestiali che umane. Già durante il medioevo, del resto, un certo aspetto di comicità appare con demoni che si aggiravano sulle scene delle sacre rappresentazioni: questo era da un lato probabilmente un tentativo di esorcizzare le paure del soprannaturale, ma anche di mettere in burla il potere dei demoni pagani della terra che erano ancora molto presenti nell'immaginario popolare, soprattutto nelle campagne, ed esercitavano ancora un grosso potere che l'ascesa del cristianesimo non era riuscito a sradicare. Lo stesso Alichino della Divina Commedia, cui si è accennato in precedenza, eredita - giocoforza - questo tratto burlesco.

 Pulcinella

Alcuni critici fanno risalire questa maschera a Maccus personaggio delle farse popolari romane in lingua osca, un dialetto campano, chiamate Fabulae Atellanae perché la tradizione le vuole nate nel IV secolo nell'antica Atella, una città osca e poi romana a sud di Capua. Le Atellane furono una tipologia di spettacolo molto popolare nell'antica Roma, potremmo paragonarle all'odierno teatro vernacolare o dialettale apprezzate soprattutto da un pubblico di basso ceto. Maccus rappresentava la tipologia del servo con un lungo naso e la faccia bitorzoluta, un vero e proprio antenato di Pulcinella, camicia larga e bianca, Maccus portava una mezza maschera, come quelle dei comici dell'arte, aveva il ventre prominente e recitava con voce chioccia. Puccio d'Aniello era il nome di un contadino di Acerra reso famoso da un presunto ritratto di Annibale Carracci, dalla faccia scurita dal sole di campagna ed il naso lungo, che diede vita al personaggio teatrale di Pulcinella. Pulcinella ha incarnato e continua ad incarnare il tipo napoletano, ancora oggi all'estero, il personaggio che, cosciente dei problemi in cui si trova, riesce sempre ad uscirne con un sorriso, prendendosi gioco dei potenti pubblicamente, svelando tutti i retroscena.

Brass Band

STORIA DELLA BRASS BAND

Le origini degli ottoni
La Brass Band nasce da un’idea appartenente al ventesimo secolo, ma le sue origini possono essere rintracciate già agli inizi del 14° secolo. Fin dal Medioevo in Gran Bretagna gli strumenti d’ottone furono usati in gruppi sia nelle Chiese, sia dai Militari. Le trombe iniziarono a comparire all’interno dei ceti più alti, erano spesso associate alle Corti, tanto che il loro suono significava nobiltà. Durante il XIV secolo, l’emergere dei Menestrelli erranti ebbe un ruolo importante nello sviluppo della musica; essi suonavano nelle corti, nelle case pubbliche, nei mercati di piazza e nelle strade e per questo furono i primi musicisti a fornire “musica per le masse”. I loro numerosi viaggi in paesi stranieri e il contatto con diverse culture permisero che le forme, gli stili e i ritmi esotici non fossero sentiti solo dai Britannici, ma che fossero appresi e adattati per creare nuove forme di musica. Intorno all’anno 1350 nacquero delle corporazioni di trombettieri, esse provvedevano a far in modo che i loro musicanti ottenessero una qualifica formale dopo aver frequentato un corso quadriennale dello strumento scelto. Nei quattro secoli successivi, gli strumenti di ottone servirono inoltre come importante mezzo di comunicazione. I soldati assegnati alle torri di guardia sparse nelle città britanniche, erano affiancati da suonatori che avevano il compito di segnalare eventuali pericoli alla corte e di scandire il trascorrere del tempo, attraverso squilli o semplici fanfare. Questi suonatori waits suonavano corni semplici, sackbuts (tipo di trombone) o trombe.Tra il XVI e il XVIII secolo fuori dalle corti, le bande cittadine che adottarono il nome di waits, partecipavano alle cerimonie ufficiali e ai momenti di svago all’interno della società. Questi musicanti erano molto lontani dai menestrelli di 200 anni prima. Gli strumenti di queste bande erano: corni, trombe, sackbuts e percussioni. Il loro repertorio consisteva in danze quali l’Allemanda e la Sarabanda, importate dalle corti Francesi e Italiane e scritte di solito in 4 parti. E’ in questi ensembles che noi possiamo trovare l’origine della brass band.Alla fine del XVIII secolo fare musica all’interno delle case era soprattutto un lusso dei ceti sociali superiori. Questa musica comprendeva lavori per orchestra e per pianoforte, i lavori per piano venivano spesso chiamati “drawing room music” (musica da salotto), la casa fungeva da palcoscenico, mentre le famiglie svolgevano il ruolo di spettatori. I waits proponevano anche la musica per le classi inferiori ma tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo iniziarono a scomparire e quelli rimasti cercarono di creare dei nuovi ambiti lavorativi per mettere a frutto le loro abilità. Lo sviluppo degli strumentiLe brass band come le intendiamo oggi sono sicuramente una derivazione di strani gruppi misti di ottoni e legni. I corni segnale a chiavi (keyed bugle) erano considerati strumenti melodici, mentre i legni non erano ancora molto sviluppati, basti pensare che nel 1844 il clarinetto aveva ancora solo 13 chiavi contro le 21 degli strumenti moderni. La famiglia degli ottoni, comunque, era ancora più arretrata: tutti gli strumenti erano “naturali” (senza valvole) e solo il trombone era in grado di suonare una scala cromatica. Riguardo a questo tipo di strumenti, l’invenzione più importante e rivoluzionaria è stata sicuramente quella delle valvole, ossia il meccanismo usato per deviare il flusso dell’aria in tubi addizionali. Tutti gli ottoni ne sono stati influenzati e la popolarità raggiunta da questo nuovo meccanismo indusse molti costruttori di strumenti a rivendicarne la paternità ma sicuramente i soli fautori di questa invenzione furono Heinrich Stolzel e Friedrich Bluhmel.Possiamo dire comunque con tutta probabilità che fu il primo a progettare e a realizzare le valvole, mentre il secondo le produsse in una versione abbastanza soddisfacente.

Guggenmusik

Per Guggenmusik si intende uno stile di musica sviluppatosi per accompagnare il periodo di carnevale. Nato dopo la metà del XX secolo in Svizzera, ora si sta diffondendo anche in Germania, Austria, Liechtenstein, ecc. Il repertorio inizialmente era composto da brani di musica popolare e brani tratti dal repertorio bandistico (marce e valzer) arrangiati in maniera volutamente grezza e dissonante, secondo un principio particolare (di solito, con una melodia riconoscibile ma trasposta in una scala musicale sbagliata). All'inizio la formazione era composta solamente da una banda musicale molto semplice. Negli ultimi anni si è però andato via via differenziando il modo di suonare e di arrangiare i brani. Il repertorio è in prevalenza tratto dai brani di musica Rock Pop dagli anni settanta ai giorni nostri. Un apporto importante allo sviluppo di questi gruppi musicali è venuto alla fine degli anni ottanta dal gruppo Hopp Dä Bäsä di Stans, ordinando le sezioni musicali ed il repertorio musicale. Ora, in linea di massima, grazie a questo storico gruppo, la formazione "classica", ma non ancora generalizzata, comprende una sezione di susafoni (4-6), tromboni a coulisse (2 o 3 voci, 10-14 elementi), trombe (come per i tromboni), eufoni o baritoni (4-6 o anche più), inoltre una base ritmica formata da 4-6 grancasse e 4-6 batterie "mobili". In seguito, vi è stata un ulteriore evoluzione, un altro gruppo storico, gli Seegusler di Buochs, hanno smesso di essere una Guggenmusik, hanno perfezionato ancora gli arrangiamenti (coadiuvati da Thomas Gabriel) ed hanno formato un nuovo stile musicale: il Powerbrass.